Una bellissima notizia da Partinico (Pa). Il tribunale ha assolto Pino Maniaci dall'accusa di esercizio abusivo della professione giornalistica.
Pino Maniaci è il conduttore dell'emittente a conduzione familiare "Telejato", che in un territorio molto rischioso, tra Palermo e Trapani, si occupa di mafia in tutte le sue sfumature. Denuncia i traffici portati avanti anche dalle amministrazioni comunali ma allo stesso tempo non dimentica mai di stimolare i cittadini-telespettatori a sottrarsi alla pressione mafiosa, a non piegarsi. Fa sempre nomi e cognomi e nel suo tg documenta con video e sentenze. Ha subìto svariate intimidazioni e anche un'aggressione, ma non demorde. Incontra i giovani per diffondere questi temi e sa essere spiritoso pur parlando di argomenti molto toccanti.
Merita insomma di essere definito giornalista molto più di tanti "pennivendoli" (in tutte le accezioni del termine) che fanno da ostacolo alla circolazione di informazioni e diffondono un mare di balle. Ha il tesserino solo ad honorem: non l'ha mai voluto, magari proprio per non vedersi accomunato alla categoria appena descritta (Emilio Fede non è mai stato allontanato dall'Albo!
); gliel'hanno voluto dare in seguito all'aggressione patita.
È già al secondo processo con la stessa accusa basata su motivazioni al di fuori della legge e stravaganti, secondo cui la circostanza di non avere il tesserino dell'Ordine vieterebbe di esercitare un'attività giornalistica. In entrambi i casi è stato assolto "per non aver commesso il fatto": infatti l'art.21 della nostra Costituzione garantisce la libertà di espressione, che nessuna legge può impedire se impugnata in un processo e sottoposta all'esame della Corte Costituzionale (è ciò che faranno alcuni giornalisti liberi, dopo aver praticato "disobbedienza civile" se dovesse passare la legge-bavaglio contro le intercettazioni e la loro diffusione). Nemmeno la legge relativa all'Ordine dei giornalisti, presa a pretesto in entrambi i processi. Tuttavia la stessa legge vieta a chi non è iscritto all'Ordine una carriera giornalistica propriamente detta: questo è uno dei motivi per cui una delle raccolte firme del V2-day chiedeva l'abolizione dell'ordine dei giornalisti. L'iter per arrivare ai referendum si fermò in Cassazione, davanti all'eccellentissimo (?) giudice Carnevale.
Del resto, come riporta il giudice di Partinico nelle motivazioni, già la sentenza 11 del 1968 della Consulta (la trovate per esteso qui o riassunta qui, in particolare va letta la massima 2749) chiarì la questione: non è necessario appartenere all'Ordine (ed essere dunque giornalisti di professione) per svolgere attività tipiche dei giornalisti. Maniaci, dal canto suo, non si è mai definito giornalista di professione, proprio perchè non appartiene all'Albo.
Rimane un dubbio: i tg nazionali, che si sono tutti occupati di Maniaci solo in occasione del suo rinvio a giudizio - lasciando intendere che anche chi denuncia la Mafia ha i suoi scheletri nell'armadio -, spiegheranno ai cittadini che Pino (contrariamente ai malviventi di cui parla ogni giorno) si è sempre attenuto alle leggi? I "giornalisti propriamente detti" dimostreranno almeno stavolta di tener fede al significato della loro professione?
Potete verificare le notizie sul processo partendo da questo link.


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