Sotto potete leggere il documento che avevamo preparato e da cui ha tratto spunto il dipendente Ivan per la seduta di Consiglio comunale.
Si è ispirato alle dichiarazioni del vicesindaco Di Croce, che sostanzialmente erano condivise dalla maggioranza di centrosinistra.
Avviso per i naviganti sul sito: se vedete la scritta "Leggi tutto", cliccateci sopra e leggerete il proseguimento dell'articolo, con il testo da cui ha preso spunto il nostro dipendente Ivan Della Valle per il Consiglio comunale in questione.

<< Il quotidiano "La Repubblica" in data 06/11/2009 riportava dichiarazioni del vicesindaco Di Croce, in merito all'annunciata rinuncia del Comune a costituirsi parte civile nel processo per il crollo al liceo scientifico "Darwin" del 22 novembre di un anno fa (foto sopra). Le più importanti erano: «Il nostro ufficio legale ci ha sconsigliato di costituirci in giudizio. (...) Forse si sarebbe potuto lamentare un danno di immagine ma, secondo i legali, una nostra eventuale richiesta di costituzione come parte civile sarebbe quasi sicuramente respinta. (...) La vicenda è stata una tragica fatalità, sarà comunque compito dei magistrati indicare eventuali responsabilità, ma credo che i funzionari della Provincia in servizio oggi c'entrino poco con la tragedia del novembre scorso».
Sono parole che meritano la massima indignazione. La nostra è stata additata come una città che non si cura delle condizioni delle proprie scuole, frequentate pure da studenti di diversi Comuni della provincia (Vito Scafidi era di Pianezza; il suo amico e compagno di classe rimasto paralizzato, Andrea Macrì, è di Caselette). È vero che spetta alla Provincia la manutenzione degli istituti superiori. È altrettanto vero, però, che tutti noi cittadini rivolesi, oltre all'infinito dolore e alla compassione per le famiglie dei ragazzi coinvolti nel crollo, abbiamo patito immeritatamente una cattiva fama.
Lo stesso dottor Di Croce, in qualità di professore del "Darwin", non si dissociò affatto, nei giorni immediatamente successivi al fattaccio, dall'appello dei suoi colleghi agli avvoltoi travestiti da giornalisti affinchè non dipingessero peggio della realtà l'edificio e chi vi lavorava. Allora, vicesindaco, ci faccia capire: il danno morale (o di "immagine" come lei ha dichiarato) c'è per chi prestava la propria opera al "Darwin", ma non esiste per la cittadinanza? E tutto ciò, pur con le esagerazioni di alcuni pseudo-giornalisti, non ha origine dalle colpe di chi ha fatto accadere quel crollo?
I Rivolesi si sono trovati in una situazione che non è molto differente, fatte le debite proporzioni, dalle ingiurie di essere "tutti mafiosi" rivolte ai siciliani onesti. Questi ultimi non hanno fatto nulla di male ma si ritrovano etichettati nel peggior modo possibile. Finalmente l'8 gennaio 2008 i nostri amici "grilli" palermitani hanno deciso di ribellarsi a quest'ingiustizia e in poco tempo hanno costretto la loro Regione a farsi parte civile in ogni processo di mafia, per essere risarciti in caso di condanna degli imputati. L'intera iniziativa è riassunta all'indirizzo internet http://www.meetup.com/Il-Grillo-di-Palermo/it/pages/Chiediamo_i_danni_a_Cosa_Nostra!
Vicesindaco Di Croce, la presunzione di non colpevolezza degli imputati è un principio di civiltà contenuto nella nostra Costituzione all'articolo 27. Qui non vogliamo trarre conclusioni affrettate e siamo d'accordo con lei nel lasciare ai magistrati l'accertamento delle eventuali responsabilità; lei però su questo punto si contraddice, affermando che la vicenda è stata una tragica fatalità. Non tocca a lei stabilirlo ma ai giudici, appunto. Per il momento la Procura di Torino non la pensa così, dato che ha chiesto il rinvio a giudizio di sette persone, e in ogni caso, anche se possiamo comprendere la sua vicinanza ai tre addetti alla sicurezza interni alla scuola indagati, non ci risulta che esista un ulteriore grado di giudizio denominato "opinione del dottor Di Croce".
Andando al cuore del problema, se davvero la suddetta rinuncia è farina del sacco degli avvocati del Comune, vediamo cosa dice la legge: l'art. 484 del codice di procedura penale stabilisce che "prima di dare inizio al dibattimento, il presidente [del collegio dei giudici] controlla la regolare costituzione delle parti". Significa che il nostro Comune "può" (secondo noi "deve") chiedere di costituirsi parte civile fino a un momento prima dell'inizio del processo di primo grado, anche se fosse escluso durante l'udienza preliminare (art. 80 comma 5 dello stesso codice), per il risarcimento dei danni. Quello è il termine ultimo per la richiesta, perciò non è giuridicamente possibile aspettare l'accertamento delle eventuali colpe e successivamente costituirsi parte civile.
Checchè ne dica l'ufficio legale, vogliamo che i giudici, e solo i giudici, decidano se il Comune, come noi pensiamo, può aver subìto un nocumento e, in seconda battuta, se merita un risarcimento. È inaccettabile, invece, un Comune che se ne lavi le mani come Ponzio Pilato, rinunciando in partenza all'azione in grado di ripristinare un torto ai danni dei propri cittadini: chiedere un indennizzo agli eventuali responsabili.
È la volontà non solo nostra, ma anche di quegli studenti del "Darwin" che a tale proposito hanno avviato una petizione.
Soprattutto per loro, sarebbe importante avere la vicinanza di un Comune che si sente umanamente coinvolto e decide di dimostrarlo costituendosi parte civile. >>


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